Vi raccontiamo come (e perché) in Propaganda3 abbiamo smesso di avere paura dell’intelligenza artificiale e abbiamo iniziato a farla lavorare con noi.
Facciamola semplice: nel 2026, chi lavora nella comunicazione e non usa l’intelligenza artificiale è un po’ come chi nel 2010 diceva “i social sono una moda passeggera”. Spoiler: non lo erano. E l’AI non lo è.
Ma attenzione, perché la questione è più sfumata di quanto sembri. Usare l’AI non significa premere un bottone e andare a prendere il caffè. Significa ripensare il modo in cui lavoriamo, capire dove l’intelligenza artificiale dà il meglio e dove, invece, il meglio lo diamo noi. Esseri umani, con le nostre idee strambe, le intuizioni notturne e quella capacità unica di dire “aspetta, e se facessimo tutto il contrario?”.
Qui in Propaganda3, abbiamo scelto un approccio preciso: l’AI lavora per noi, non al posto nostro. Il punto di partenza è sempre un input creativo umano. Sempre. L’intelligenza artificiale entra in gioco per le task ripetitive, per quelle lavorazioni dove è sufficiente un brief (o prompt) ben fatto per ottenere risultati solidi, che poi vengono sempre (e sottolineiamo sempre) rivisti e validati dal team.
Il tempo risparmiato è tempo reinvestito
E qui arriva la parte interessante. Perché il risultato di questo approccio non è “lavorare meno”. È lavorare meglio. In alcune lavorazioni risparmiamo fino al 50% del tempo. E quel tempo non lo passiamo su Netflix (non durante l’orario di lavoro, almeno): lo reinvestiamo in creatività.
Lo usiamo per rendere perfetto un progetto già buono, per sviluppare idee da mettere a terra nei prossimi mesi/anni/decenni, per esplorare strade che prima non avremmo avuto il tempo di percorrere.
Il processo creativo rimane libero, l’output rimane impeccabile, ma la realizzazione diventa sensibilmente più veloce. È come avere un assistente instancabile che si occupa del lavoro operativo mentre tu ti concentri sulle cose che, in quanto essere umano, sai fare meglio: pensare e creare cose.

L’AI come moltiplicatore di idee
C’è un altro campo in cui l’AI è diventata per noi molto utile: l’espansione e l’estensione delle nostre idee creative (e umane). Partiamo da un’idea, un concetto ben definito, e lo facciamo espandere dall’intelligenza artificiale in ogni direzione possibile.
Con una potenza di calcolo migliaia di volte superiore a quella di un cervello umano, l’AI riesce in pochi minuti a trovare collegamenti, connessioni e declinazioni che magari sì, anche noi avremmo trovato, ma dopo giorni di studio e ricerca.
Un metodo che, secondo noi, cambia radicalmente l’efficienza del brainstorming, mantenendone intatta la qualità.
La sfida vera: restare al passo
In Propaganda3 l’AI la usiamo (quasi) tutti. Anche chi all’inizio era un po’ più scettico. Perché abbiamo fatto un lavoro enorme di sensibilizzazione interna, condivisione di informazioni e aggiornamento costante.
E proprio l’aggiornamento è la sfida più grande: se oggi utilizzo Deep Research di ChatGPT per fare ricerca, domani potrebbe uscire un aggiornamento di Perplexity che cambia le carte in tavola. L’innovazione si muove a una velocità che rende obsoleto in settimane, o addirittura giorni, ciò che ieri era all’avanguardia.
Per questo abbiamo creato un sistema di condivisione interna orizzontale: tutti partecipano, tutti contribuiscono. Si segnalano nuove AI, aggiornamenti agli LLM, nuove versioni… tutto. Periodicamente si discute e si decide insieme sul loro utilizzo.
È una cultura, prima ancora che un metodo. E le culture, si sa, sono più resistenti delle semplici linee guida.

Due agenzie, un pensiero simile sull’AI
A proposito di cultura condivisa: sia Propaganda3 che Personal Event – agenzia specializzata in eventi, viaggi incentive e convention, con cui condividiamo non solo la visione e l’ufficio nella nostra Propaganda Factory, ma anche la proprietà – hanno affrontato il tema AI da prospettive diverse ma con un pensiero identico: non utilizziamo l’AI per smettere di lavorare, ma per migliorare il nostro lavoro.
In Personal Event l’approccio è naturalmente diverso dal nostro: l’organizzazione di eventi è un’attività ancora profondamente umana, dove la precisione è tutto e un errore su un nominativo di un volo o un orario sbagliato può avere conseguenze a catena.
Per questo il loro rapporto con l’AI è fatto di curiosità e prudenza, un equilibrio che viene raccontato benissimo nel primo articolo del Personal e-Mag, il nuovo magazine di Personal Event (che vi consigliamo di leggere per scoprire il loro punto di vista!).
Ne abbiamo parlato anche insieme, in un video che trovate sui nostri canali social: una conversazione a due voci che racconta come due realtà diverse possano trovare nell’AI un terreno comune, fatto di opportunità e responsabilità.
La responsabilità che non possiamo ignorare
E a proposito di responsabilità: siamo perfettamente consapevoli dei potenziali danni ambientali provocati da un uso smodato dell’AI. Non lo diciamo tanto per dire, infatti i più attenti sanno che qualche mese fa abbiamo dedicato un approfondimento proprio sul nostro MAG, dal titolo: “L’AI e ciò che non sappiamo sul suo impatto ambientale, etico e di privacy“.
Proprio per questo abbiamo sviluppato una cultura dell’AI che è sì utilitaristica, ma anche profondamente etica. Utilizzarla per le attività giuste, nelle modalità giuste, senza perdere tempo in giochetti o chat poco utili. Niente prompt per generare meme dei gatti in orario di lavoro (o almeno, non troppi).
Essendo sia Propaganda3 che Personal Event due Società Benefit, qui tutti crediamo in un utilizzo dell’innovazione responsabile e consapevole, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone.
In conclusione (ma non troppo)
Avere l’AI a disposizione è come avere un collega sempre libero, che non si stanca mai, anche se (dobbiamo ammetterlo) è un po’ energivoro. Un collega che ci aiuta a liberarci dei task ripetitivi per concentrarci sulle parti che richiedono la nostra piena attenzione: la strategia, la creatività, il pensiero laterale. Tutto ciò che rende il nostro lavoro nostro.
Il 2026 non sarà l’anno in cui l’AI sostituirà le persone. Sarà l’anno in cui le persone che usano l’AI nel modo giusto faranno la differenza.
E noi, nel nostro piccolo, ci stiamo provando.
Disclaimer: Questo articolo è stato scritto con il gentile supporto di Claude Opus 4.6, utilizzando uno stile di risposta personalizzato secondo il tone of voice del Propaganda MAG.

