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Intelligenza emotiva e PNL: consigli per una comunicazione efficace

Comunicare efficacemente è fondamentale per raggiungere i propri obiettivi, sia professionali che personali. Come possiamo migliorare noi stessi sviluppando una comunicazione efficace?

Uno dei primi aspetti sui quali possiamo lavorare è la nostra intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva, secondo Daniel Goleman, psicologo e autore americano, è la “capacità di motivare sé stessi, persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo, evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare“

Essere emozionalmente intelligenti, sia nel proprio lavoro che nella propria quotidianità, è molto utile. Aiuta a comunicare correttamente, a non farsi fraintendere, a raggiungere i propri obiettivi e ad ottenere successo, indipendentemente da cosa la parola “successo” significhi per noi.

L’intelligenza emotiva può essere un dono, ma a differenza del quoziente intellettivo, può anche essere allenata.

Il principale strumento utile per migliorare la propria intelligenza emotiva è allenarsi a comprendere le emozioni, nostre e dei nostri interlocutori, e il messaggio che è riposto al loro interno. Una volta compreso il messaggio trasmesso dall’emozione, si passa al secondo livello: quello verbale. Analizzando il linguaggio, possiamo capire che le emozioni che stiamo provando durante una conversazione, magari, derivano proprio dalle parole utilizzate dal nostro interlocutore.

Intelligenza emotiva e linguaggio, perciò, sono legati tra loro.
Un uso consapevole di entrambi gli strumenti ci permette di migliorare le nostre comunicazioni e accelerare il passo lungo la strada della nostra realizzazione personale.

Intelligenza emotiva e linguaggio

Che sia linguaggio che usiamo a lavoro, in un meeting con un nuovo cliente, nelle relazioni sociali, in famiglia, al bar, in vacanza, nella vita di tutti i giorni, ogni parola che pronunciamo ha un significato, non solo letterale.

Quando ci troviamo all’interno di una conversazione, le parole che scegliamo di usare stimolano delle reazioni emotive nei nostri interlocutori, creano un sistema di aspettative e, anche inconsapevolmente, inseguono un obiettivo.

Ma spesso, i nostri strumenti linguistici non ci permettono di avere un perfetto controllo su ciò che vogliamo esprimere attraverso le parole. Una frase che per me ha un significato preciso e, io credo, inequivocabile, per un’altra persona può assumere invece una connotazione completamente diversa.

Proprio per risolvere queste discrepanze linguistiche, esiste una disciplina che studia il linguaggio dal punto di vista psicologico, identificando in modo preciso le sfumature di significato assunte da ogni parola del nostro vocabolario. È nata negli anni ‘70, in California, e si chiama Programmazione Neuro-Linguistica (PNL).

Nel corso di questo articolo, approfondiremo la PNL andando ad analizzare la sua genesi, il suo sviluppo negli anni e i suoi aspetti principali ad oggi.

Il paragrafo finale, invece, avrà al suo interno una breve lista di consigli per la lettura, con libri utili a migliorare te stesso o te stessa attraverso l’intelligenza emotiva e il corretto utilizzo del linguaggio.

Ma ora, facciamo un passo indietro ed esploriamo meglio che cos’è l’intelligenza emotiva, a cosa serve e perché è importante.

 

Intelligenza emotiva: cos’è?

L’intelligenza emotiva può essere descritta come la capacità di un individuo di riconoscere, di discriminare e identificare, di etichettare nel modo appropriato e, conseguentemente, di gestire le proprie emozioni e quelle degli altri allo scopo di raggiungere determinati obiettivi.

In verità, la definizione di intelligenza emotiva ha subito diverse modifiche nel corso degli anni e il suo significato può assumere sfumature differenti in funzione del tipo di concezione che si ha di questa capacità di identificare e gestire le emozioni proprie ed altrui.

Ad una prima analisi, l’intelligenza emotiva potrebbe risultare un costrutto psicologico quasi paradossale nel suo voler abbinare l’emotività alla razionalità, gli impulsi alla ragione, il cuore al cervello. In realtà, razionalità ed emotività non sono in contrapposizione fra loro, tutt’altro. Un uso intelligente e consapevole delle emozioni non solo è possibile, ma è anche auspicabile per vivere meglio il rapporto con sé stessi e con gli altri.

 

Storia dell’intelligenza emotiva

Il concetto di intelligenza emotiva nasce in anni relativamente recenti: compare per la prima volta nel 1990 con l’articolo Emotional Intelligence, pubblicato dagli psicologi statunitensi Peter Salovey e John D. Mayer sulla rivista Imagination, Cognition and Personality.

Durante i primi anni successivi alla pubblicazione, l’articolo suscita un notevole interesse all’interno della comunità scientifica nordamericana, attirando l’attenzione sui due giovani autori.

A spingere la notorietà dell’intelligenza emotiva anche fuori dagli ambienti accademici e universitari sarà un altro psicologo e scrittore statunitense, Daniel Goleman, che nel 1995 pubblica il libro Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici.

Il contributo di Goleman sarà fondamentale nel rendere l’intelligenza emotiva un concetto più digeribile e pratico anche per chi non ha una formazione da psicologo, spostando il campo di applicazione verso argomenti più comuni come il successo e la crescita personale.

Le trasformazioni subite dal concetto di intelligenza emotiva nel corso degli anni hanno portato alla creazione da parte di psicologi e studiosi del settore di differenti modelli teorici di intelligenza emotiva, corrispondenti a definizioni e caratteristiche altrettanto differenti.

I pionieri: Peter Salovey e John D. Mayer

Come accennato, la concezione di intelligenza emotiva non è univoca, ma sono diversi i modelli teorici proposti che ne descrivono significato e caratteristiche.
Il primo tra tutti è quello sviluppato da Salovey e Mayer.

I due psicologi definiscono l’intelligenza emotiva come “la capacità di monitorare sentimenti ed emozioni proprie e degli altri, di saperli riconoscere e di usare queste informazioni per guidare i propri processi mentali e le proprie azioni”.

Tuttavia, dopo aver condotto diverse ricerche, tale definizione fu modificata, includendo la capacità di percepire con precisione le emozioni, di generarle e di comprenderle così da regolarle in maniera riflessiva allo scopo di promuovere la propria crescita emotiva e intellettuale.

Entrando più nel dettaglio, secondo il modello di Salovey e Mayer, l’intelligenza emotiva include quattro diverse abilità:

Percezione delle emozioni: la capacità di rilevare e decifrare non solo le proprie emozioni, ma anche quelle altrui, sui volti delle persone, nelle immagini (ad esempio, nelle fotografie), nel timbro della voce, e così via.
Uso delle emozioni: la capacità dell’individuo di sfruttare le emozioni e applicarle ad attività come pensare e risolvere problemi.
Comprensione delle emozioni: la capacità di capire le emozioni e di comprenderne le variazioni e l’evoluzione nel tempo.
Gestione delle emozioni: la capacità di regolare le emozioni proprie e altrui, sia positive che negative, in maniera tale da raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Daniel Goleman e le applicazioni professionali della IE

Lo psicologo californiano pubblica nel 1995 il libro Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici, il primo di una lunga serie di successi sia per lui, come autore, che per l’intelligenza emotiva, come argomento sempre più presente nelle discussioni sui metodi di crescita personale e professionale.

Secondo Goleman, l’intelligenza emotiva è costituita da alcune competenze fondamentali per il nostro benessere, sia a livello personale che a livello sociale. È probabile che chi possiede queste competenze sia in grado di instaurare migliori rapporti sociali, prendere decisioni in linea con le proprie motivazioni e mantenere un livello di autostima elevato.

Per spiegare cosa significa “intelligenza emotiva”, Goleman ha sviluppato una struttura di cinque pilastri che la costituiscono, oltre a una serie di abilità che possono essere sviluppate e migliorate, in modo che chiunque lo voglia possa diventare più intelligente emotivamente.

Le cinque componenti dell’intelligenza emotiva per Goleman sono:

Autoconsapevolezza: la capacità di riconoscere un’emozione nel momento in cui si presenta
Autoregolamentazione: l’abilità di rimanere sotto controllo e di non farsi travolgere dalle proprie emozioni
Motivazione: la capacità di concentrare la propria attenzione e mantenere la motivazione nel perseguimento dei propri obiettivi
Empatia: l’abilità di comprendere le emozioni altrui
Abilità sociali: essere persuasivi, comunicare in modo efficace, saper gestire i conflitti, cooperare in team ed essere un buon leader sono alcuni esempi di abilità sociali.

 

Test intelligenza emotiva

Sulla base dei modelli di Salovey e Mayer e di Goleman, sono stati sviluppati diversi test per misurare l’intelligenza emotiva.

Le affermazioni presentate in questi test hanno lo scopo di metterci di fronte a scenari di vita comune e analizzare i nostri comportamenti in risposta a tali stimoli.

Gli scenari proposti possono mostrarci come affrontiamo situazioni di stress, di gestione dei conflitti, di gestione di gruppi, rivelare quali momenti provocano in noi determinate sensazioni, positive o negative, oppure indagare la nostra precisione quando siamo chiamati a valutare i tratti caratteriali delle persone che ci stanno intorno.

Online sono disponibili gratuitamente diversi questionari e test che permettono di ricevere una stima del proprio livello di intelligenza emotiva. Tuttavia, i risultati di questi test non sono del tutto attendibili in quanto non sono riconosciuti da nessun ente.

I test di intelligenza emotiva ufficiali, invece, variano in base al modello teorico dal quale i test sono ricavati. Nello specifico, esiste un test riconosciuto come ufficiale basato sul modello di Salovey e Mayer, mentre per il modello sviluppato da Goleman ne esistono tre.

Infine, un ultimo test si pone come valida alternativa, ed è quello creato dall’organizzazione no-profit Six Seconds.

 

Come si misura l’intelligenza emotiva secondo Salovey e Mayer?

Il grado di intelligenza emotiva secondo il modello di Salovey e Mayer viene misurato mediante il test di intelligenza emotiva Mayer-Salovey-Caruso (anche noto con l’acronimo di MSCEIT).

Il test mette alla prova l’individuo sulle quattro abilità individuate dal modello stesso: percezione, uso, comprensione e gestione delle emozioni.

A differenza, ad esempio, dei test del QI (quoziente intellettivo), nel MSCEIT non ci sono risposte obiettivamente corrette, ma piuttosto i risultati sono calcolati sulla base di scale di valutazione che sommano i punteggi di ogni risposta.

 

E secondo Goleman?

Sul modello di Goleman sono basati l’Emotional Competency Inventory (ECI) e l’Emotional and Social Competency Inventory (ESCI). I due test sono stati elaborati dallo stesso Goleman insieme a Richard E. Boyatzis, professore di comportamento organizzativo, psicologia e scienze cognitive greco-americano.

Oltre ai due sopracitati, è riconosciuto come attendibile anche l’Emotional Intelligence Appraisal, test elaborato qualche anno più tardi da Travis Bradberry e Jean Greaves.

 

L’alternativa: i test di Six Seconds

Fondata nel 1997, Six Seconds è oggi la più grande organizzazione interamente dedicata allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, con sedi in 10 paesi e agenti in più di 50.

Il test si basa su un modello teorico che si compone di 3 macro aree: Self Awareness, Self Management e Self Direction.

Come gli assessments che si basano sui modelli di Salovey e Mayer e di Goleman, il Six Seconds Emotional Intelligence Assessment (SEI™) è, a sua volta, validato scientificamente.

test intelligenza emotiva six seconds

Fonte: Six Seconds Italia – https://italia.6seconds.org/

 

Intelligenza emotiva corso

Come accennato in precedenza, l’intelligenza emotiva può essere migliorata attraverso l’allenamento.

Lavorando sul proprio livello di intelligenza emotiva si possono aumentare, ad esempio, le proprie capacità di generare risultati positivi, costruire e mantenere relazioni interpersonali, creare e mantenere un alto livello di soddisfazione e realizzazione personale.

Un’ottima modalità per diventare intelligenti emotivamente è iscriversi a dei corsi professionali organizzati da coach e trainer certificati.

Questi corsi utilizzano i test nominati in precedenza per definire il proprio livello di partenza di intelligenza emozionale, costruendo poi un programma di sviluppo su misura volto al miglioramento delle proprie capacità attraverso esercizi e consigli pratici.
Se vuoi approfondire come è strutturato un Corso per utilizzare le proprie emozioni in modo consapevole ed efficace, esplora il corso organizzato dalla nostra Academy!

Passiamo ora al secondo livello dei nostri processi di interazione: il linguaggio.
Attraverso una panoramica della PNL tra definizione e storia dei suoi sviluppi, entriamo in profondità con questo strumento fondamentale per raggiungere i propri obiettivi personali e professionali.

 

Programmazione Neuro-Linguistica (PNL): cos’è?

Secondo l’Oxford English Dictionary, la PNL è “un modello di comunicazione interpersonale che si occupa principalmente della relazione fra gli schemi di comportamento di successo e le esperienze soggettive (in particolare gli schemi di pensiero) che ne sono alla base” e “un sistema di terapia alternativa basato su questo che cerca di istruire le persone all’autoconsapevolezza e alla comunicazione efficace, e a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale“.

I fondatori della PNL, lo psicologo Richard Bandler e il linguista John Grinder, hanno coniato il termine collegando i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistico”) e gli schemi comportamentali che si apprendono con l’esperienza (“programmazione”).

L’idea centrale della PNL è che cambiando la propria struttura (mappa) percettiva, che è soggettiva e quindi modificabile, la persona può intraprendere importanti cambiamenti di atteggiamento e di comportamento.

La percezione del mondo, e di conseguenza la risposta ad esso, possono essere modificate applicando opportune tecniche sviluppate nel corso degli anni dalla PNL.

 

Storia della PNL

La PNL viene fondata e sviluppata da Richard Bandler e John Grinder all’Università della California, a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta.

A partire dal 1972, i fondatori conoscono il terapeuta di scuola Gestalt Fritz Perls, la terapeuta della famiglia Virginia Satir, e il presidente fondatore della Società Americana della Ipnosi clinica, Milton H. Erickson, rimanendo estasiati dalle loro capacità comunicative.

Usando questi terapeuti come modelli, i colleghi pubblicano i loro primi due libri: La struttura della Magia (1975) e I Modelli di Milton H. Erickson (1976, 1977).

Dalla fine degli anni ’70, nuovi studiosi come Leslie Cameron-Bandler, Judith DeLozier, Robert Dilts e David Gordon iniziano a lavorare con la PNL, espandendo i suoi orizzonti, sia collaborando con i co-fondatori che sperimentando separatamente.

Durante gli anni ‘80 Robert Dilts pubblica insieme a Judith DeLozier La Programmazione NeuroLinguistica Volume I, diventando il principale erede dei due fondatori.

Per anni la PNL conosce uno sviluppo costante acquisendo un’importanza sempre maggiore. In anni più recenti, un fondamentale contributo arriva da Brian Colbert, fondatore dell’Irish Institute of NLP, trainer e consulente di società come Google, Coca-Cola & Pepsi.

PNL corso

Anche per la PNL esistono corsi specifici volti a formare figure professionali e appassionati, che forniscono strumenti per comprendere e guidare il proprio comportamento, comunicare efficacemente, utilizzare la comunicazione verbale, non verbale e paraverbale in modo mirato e coinvolgente.

NLP Practitioner è il corso di 1° livello di specializzazione internazionale in PNL, certificato dalla “Society of NLP”, l’ente fondato nel 1978 dai creatori della PNL, Richard Bandler e John Grinder.

Se vuoi scoprire di più, visita la pagina dedicata al prossimo PNL Practitioner, programmato in due tappe dal 29 settembre al 2 ottobre e dal 20 al 23 ottobre!

Corso: PNL Practitioner – Academy – Propaganda3

Qui trovi una gallery della puntata precedente, svolta tra marzo e aprile 2022.

Consigli per la lettura

Come possiamo, quindi, sfruttare il nostro tempo libero per migliorare noi stessi?

Leggendo!

Se intelligenza emotiva e PNL sono argomenti che ti intrigano e che vorresti approfondire, lasciamo qua di seguito dei libri consigliati dalla nostra Patrizia Danesi, trainer, coach di Programmazione Neuro-Linguistica, assessor di Intelligenza Emotiva e Brain Profiler.

Per approfondire l’intelligenza emotiva:

Daniel Goleman
Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici (1995);
Lavorare con intelligenza emotiva. Come inventare un nuovo rapporto con il lavoro (1998);
Essere leader. Guidare gli altri grazie all’intelligenza emotiva (2001).

Per esplorare la PNL:

Richard Bandler
Introduzione alla PNL. Come capire e farsi capire meglio usando la Programmazione Neuro-Linguistica (2020);
PNL è libertà. Corso di Programmazione Neuro-Linguistica in un libro (2020).

Brian Colbert
Le abitudini della felicità. Puoi essere felice (se sai come fare). Scegli la strada verso una vita migliore (2010);
From Ordinary to Extraordinary. How to Live an Exceptional Life (2012).

Robert Dilts
Il potere delle parole e della PNL (1999).

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